PAC o PIC: quale strategia ha reso di più sull’MSCI World?

Quando si dispone di una somma da investire, una delle domande più frequenti è: conviene investire tutto subito oppure entrare gradualmente sul mercato attraverso un Piano di Accumulo del Capitale (PAC)?

La questione è particolarmente interessante quando si investe in azioni, perché i mercati possono attraversare periodi di forte crescita ma anche correzioni e crolli molto profondi.

Il PIC, cioè il Piano di Investimento del Capitale, consiste nell’investire immediatamente l’intera somma disponibile. Il PAC, invece, distribuisce l’investimento nel tempo attraverso versamenti periodici.

A prima vista il PAC potrebbe sembrare la strategia più prudente: se il mercato scende, infatti, i versamenti successivi permettono di acquistare a prezzi inferiori. Ma c’è un rovescio della medaglia: se il mercato sale, una parte del capitale rimane temporaneamente fuori dal mercato.

Per capire meglio la differenza, possiamo utilizzare come riferimento l’MSCI World, uno degli indici azionari globali più utilizzati per rappresentare i mercati sviluppati.

Un esempio semplice: 10.000 euro

Immaginiamo due investitori che dispongono entrambi di 10.000 euro.

Il primo sceglie il PIC e investe immediatamente tutti i 10.000 euro nell’MSCI World.

Il secondo sceglie il PAC e decide di investire gli stessi 10.000 euro in 12 rate mensili da circa 833 euro.

La somma investita è identica. Cambia soltanto il momento in cui il capitale entra nel mercato.

Questa differenza è fondamentale.

Con il PIC, tutti i 10.000 euro sono esposti al mercato fin dal primo giorno. Con il PAC, invece, inizialmente è investita soltanto una piccola parte del capitale. Dopo un mese saranno stati investiti circa 1.667 euro, dopo sei mesi circa 5.833 euro e soltanto dopo dodici mesi l’intero capitale sarà entrato nel mercato.

Di conseguenza, il PIC beneficia maggiormente dei rialzi che si verificano subito dopo l’investimento, mentre il PAC è maggiormente protetto dal rischio di entrare immediatamente prima di una forte correzione.

Quando il PIC è favorito?

Supponiamo che il mercato salga rapidamente dopo l’inizio dell’investimento.

Il capitale investito con il PIC partecipa al rialzo per intero. Nel PAC, invece, soltanto una parte del capitale è investita nei primi mesi.

Se, per esempio, l’MSCI World guadagna il 20% in pochi mesi, l’investitore che ha investito immediatamente beneficia del rialzo sull’intero capitale.

Il PAC, invece, avrà acquistato una parte delle quote a prezzi progressivamente più elevati.

Questo è il principale motivo per cui, quando si dispone già dell’intero capitale e il mercato ha un rendimento atteso positivo, il PIC presenta matematicamente un vantaggio: il denaro rimane investito più a lungo.

Non bisogna quindi confondere il PAC con una strategia che aumenta il rendimento atteso. Il suo principale vantaggio riguarda piuttosto la gestione del rischio di ingresso e, soprattutto, la componente psicologica.

Quando il PAC può essere favorito?

Il risultato cambia completamente se il mercato scende subito dopo l’investimento.

Immaginiamo che un investitore investa 10.000 euro con un PIC e che l’MSCI World perda il 30% nei mesi successivi.

Il valore dell’investimento potrebbe scendere rapidamente verso 7.000 euro.

L’investitore che utilizza un PAC, invece, avrebbe investito soltanto una parte dei 10.000 euro prima del ribasso. Le rate successive potrebbero acquistare quote a prezzi molto più bassi.

Se il mercato successivamente recuperasse, quelle quote acquistate durante la fase negativa potrebbero contribuire significativamente al rendimento finale.

Il PAC, in altre parole, non elimina il rischio di mercato, ma distribuisce nel tempo il rischio di entrare con tutto il capitale in un momento particolarmente sfavorevole.

Cosa ci dice la storia dell’MSCI World?

Per verificare concretamente la differenza, possiamo analizzare i rendimenti storici mensili dell’MSCI World.

La serie storica utilizzata mostra, per esempio, la forte discesa dei mercati tra il 2000 e il 2002, il successivo recupero del 2003, il grande crollo finanziario del 2008 e la successiva ripresa. Più recentemente troviamo il forte ribasso del 2020 e quello del 2022, seguito da importanti recuperi.

Questi diversi periodi sono particolarmente utili per capire perché PAC e PIC possono comportarsi in modo diverso.

Il caso del 2008

Il 2008 rappresenta un esempio molto interessante.

L’MSCI World perse circa il 41% nel corso dell’anno secondo la serie storica utilizzata.

Chi avesse investito 10.000 euro con un PIC all’inizio del 2008 avrebbe quindi subito una perdita molto significativa.

Chi avesse invece distribuito i 10.000 euro attraverso un PAC avrebbe effettuato una parte degli acquisti prima del crollo e una parte durante il crollo, quando le quotazioni erano molto più basse.

Il PAC avrebbe quindi avuto un importante vantaggio in quello specifico scenario.

Ma attenzione: questo non significa che il PAC sia sempre migliore dopo un crollo. Dipende da quando inizia il crollo, quanto dura e quanto rapidamente il mercato recupera.

Il PAC non “batte” il mercato

Questo punto è fondamentale.

Il PAC non permette di prevedere i mercati.

Se sapessimo in anticipo che il mercato scenderà del 40%, naturalmente sarebbe possibile aspettare e investire dopo il crollo. Ma nessun investitore conosce in anticipo il momento esatto di una crisi.

Il PAC rappresenta quindi soprattutto una soluzione al problema del market timing.

Invece di cercare di capire se oggi sia il momento giusto per investire, l’investitore stabilisce un piano e lo segue indipendentemente dalle condizioni del mercato.

Questo può essere particolarmente utile dal punto di vista comportamentale.

Il fattore psicologico

Immaginiamo di avere 50.000 euro da investire.

Investirli tutti con un PIC e vedere il portafoglio scendere a 35.000 euro dopo pochi mesi può essere psicologicamente difficile.

L’investitore potrebbe iniziare a pensare di aver commesso un errore e decidere di vendere.

Con un PAC, invece, l’investitore ha una quantità minore di capitale esposta inizialmente e può percepire i ribassi come occasioni per acquistare ulteriori quote a prezzi più bassi.

Naturalmente anche un PAC può generare perdite importanti. Ma la gradualità può aiutare alcuni investitori a mantenere la disciplina.

E questo è un aspetto spesso sottovalutato: la strategia migliore non è necessariamente quella con il rendimento teorico più elevato, ma quella che l’investitore riesce a mantenere anche durante una crisi.

E dopo 10 anni?

Qui arriviamo al punto più interessante.

È abbastanza comune leggere che “su un orizzonte di 10 anni il PAC può rendere più del PIC”. Questa affermazione può essere vera per alcune finestre storiche, ma non rappresenta una regola generale.

Nella simulazione storica effettuata sull’MSCI World, utilizzando 10.000 euro complessivi e un PAC distribuito nei primi 12 mesi, il PIC ha infatti ottenuto un risultato superiore nella maggioranza delle finestre decennali disponibili.

Su 17 finestre decennali complete tra il 2000 e il 2016:

  • il PIC è risultato migliore in 12 casi;
  • il PAC è risultato migliore in 5 casi.

Quindi il PIC ha vinto circa il 71% delle finestre considerate.

Ma i cinque casi in cui il PAC ha vinto sono particolarmente interessanti perché mostrano esattamente il meccanismo che abbiamo descritto.

Per esempio, partendo dal 2000, il PAC avrebbe avuto un risultato superiore al PIC dopo dieci anni. Lo stesso avviene partendo dal 2001, 2002 e 2008.

Il motivo è evidente: questi periodi includono alcune delle peggiori fasi dei mercati azionari moderni.

La vera lezione dell’analisi

La conclusione non è quindi “PAC meglio del PIC” oppure “PIC meglio del PAC”.

La vera conclusione è più sofisticata:

il PIC tende ad avere un rendimento atteso superiore perché mantiene il capitale investito più a lungo, ma il PAC può ottenere risultati migliori quando il mercato attraversa una forte fase negativa dopo l’inizio dell’investimento.

Questo spiega anche perché il risultato può cambiare enormemente a seconda dell’anno scelto come punto di partenza.

Un investitore che avesse iniziato nel 2000 ha attraversato la bolla dot-com e successivamente la crisi finanziaria. Un investitore che avesse iniziato nel 2010, invece, ha beneficiato di un lungo periodo caratterizzato prevalentemente da mercati crescenti.

Il confronto tra PAC e PIC dipende quindi moltissimo dal rischio di sequenza dei rendimenti, cioè dall’ordine con cui si verificano i rialzi e i ribassi.

Non bisogna dimenticare il capitale già disponibile

C’è poi una distinzione fondamentale.

Se una persona dispone oggi di 10.000 euro che vuole investire, scegliere un PAC significa decidere deliberatamente di non investire subito una parte del capitale.

Se invece una persona riceve 800 euro al mese dal proprio stipendio e decide di investirli ogni mese, il PAC è semplicemente il modo naturale con cui il capitale viene accumulato.

Nel secondo caso non esiste un vero confronto con il PIC, perché l’investitore non dispone inizialmente dell’intera somma.

Per questo motivo il dibattito PAC vs PIC riguarda soprattutto chi possiede già una somma consistente e deve decidere come distribuirne l’investimento.

La soluzione intermedia

Non è necessariamente necessario scegliere tra due estremi.

Un investitore potrebbe, per esempio, investire immediatamente il 50% del capitale e distribuire il restante 50% attraverso un PAC di 6-12 mesi.

In questo modo una parte del capitale entra subito nel mercato, mentre l’altra viene distribuita nel tempo.

Questa soluzione non elimina il rischio, ma può rappresentare un compromesso tra due esigenze: non lasciare troppo capitale fermo e, contemporaneamente, ridurre il rischio psicologico di investire tutto immediatamente prima di un ribasso.

Conclusione

Il confronto storico sull’MSCI World mostra perché PAC e PIC non possono essere classificati semplicemente come “giusto” e “sbagliato”.

Il PIC ha un vantaggio strutturale: quando si dispone già del capitale, permette di mantenerlo investito più a lungo. E poiché i mercati azionari hanno storicamente prodotto rendimenti positivi nel lungo periodo, questo tende a favorire l’investimento immediato.

L’MSCI World, per esempio, ha registrato numerosi anni positivi nella sua lunga storia; la serie analizzata da Alpha Cubator mostra 43 anni positivi e 14 negativi dal 1969 al 2025.

Il PAC, però, offre un vantaggio diverso: riduce il rischio di concentrare tutto l’investimento in un unico momento e può aiutare l’investitore a mantenere la propria strategia durante le fasi di forte volatilità.

La scelta dovrebbe quindi dipendere non soltanto dal rendimento atteso, ma anche dalla disponibilità del capitale, dall’orizzonte temporale e dalla capacità di sopportare le perdite.

La domanda più corretta non è quindi:

“PAC o PIC: quale rende di più?”

Ma:

“Quale modalità di investimento mi permette di rimanere investito abbastanza a lungo senza farmi cambiare strategia dal prossimo crollo dei mercati?”

Perché, nel lungo periodo, la capacità di mantenere la rotta può essere più importante della ricerca del momento perfetto per entrare sul mercato.

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